Vino asprinio

Vino asprinio

Novantanovesima Grotta

Storia del vino asprinio

Si narra del vino asprinio come il vino autoctono più antico della Campania allevato secondo la tecnica etrusca delle viti maritate ( a differenza dei greci che erano soliti a coltivare la vite ad alberello, gli etruschi sfruttavano la caratteristica di pianta arrampicante della vitis vinifera appoggiandola agli alberi, che fungevano così da sostegno naturale), componente della famiglia del pinot bianco venne introdotto in Italia e precisamente in Aversa, un tempo chiamata Liburia nel 1500 durante la dominazione francese dalla Corte Angioina per ottenere un vino bianco spumantizzato, che riproducesse le caratteristiche dello champagne.

Ancora oggi, nelle campagne dell’agro aversano, si è conservata questa tecnica particolarissima, le viti maritate ad alberi tutore che salgono fino a 15 e più metri d’altezza.

Viti che conservano la memoria della coltivazione dell’uva da parte delle popolazioni etrusche.

Viti antiche che formano filari con alte barriere verdi colme di grappoli d’uva asprinia. Uno spettacolo unico al mondo, la vendemmia avviene con lunghe scale denominate scalillo , gli uomini che si arrampicano su queste lunghe scale sono davvero degli esperti equilibristi. Protagonista della raccolta dell’uva asprinia è una corba (cesto) in castagno con la punta a cuspide denominato dalla popolazione locale fescina, il vignaiolo arrampicatosi sulle vette del vitigno depone i grappoli d’uva asprinia nella corba ed una volta riempita la lascia scivolare giù attraverso delle corde saliscendi.

Ci sono fonti storiche che fanno risalire l’origine delle viti maritate alla dominazione degli angioini  del Regno di Napoli (1277-1343) , secondo questa ipotesi sarebbe stato Roberto d’Angiò a chiedere al cantiniere della casa reale Louis Pierrefeu di scegliere un luogo nella campagna napoletana per piantare un vigneto per produrre uno spumante per la Corte Angioina , senza dover fare arrivare lo champagne dalla Francia . 

Pierrefeu scelse il territorio tufaceo di origine vulcanica dell’agro aversano ed un vitigno lontano parente dei Pinot, che riteneva particolarmente adatto alla spumantizzazione.

Il vino bianco asprinio divenne così un vino capace di deliziare i palati più raffinati ed esigenti.

A differenza dei celebri vini bianchi secchi , che includono sempre nel loro profumo più o meno intenso una vena di dolce,  il vino bianco asprinio è unico anche per questo motivo.

Il vino bianco asprinio, profuma appena e quasi di limone, in compenso è di una secchezza totale, sostanziale, che non si può immaginare se non lo si gusta.

 
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